• I have a dream

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      ”Ho un sogno” è stato realizzato a Pietrasanta, è parte di “I have a dream”, un progetto internazionale sull'arte globale, la coltivazione e la pace, presentato alla Biennale di Vancouver 2014/2016, come una corale video-installazione. Tutto nasce dall'idea dell'artista indiana Shweta Bhattad. Dal cielo sono visibili le parole “I have a dream” realizzate con le colture vegetali in diverse lingue e parti del mondo in momenti diversi del biennio. L'artista Tatiana Villani, invitata a sviluppare il sogno in Italia ha scelto di coltivarlo a Pietrasanta convinta dell'importanza di unire varie realtà. Ha presentato l'idea alla Rete per un Luogo Comune (che si occupa di creare comunità sul territorio, far incontrare associazioni e cittadini) con cui collabora, che ha abbracciato l'iniziativa attivando sinergie. All'interno della Rete diverse associazioni e cittadini hanno espresso la volontà di collaborare. La coltivazione della scritta è stata possibile grazie l'ausilio della terra di Mariano Moriconi (fattore) e dell'attiva partecipazione di Silvina Spravkin, sua compagna e aiutante dell'attività famigliare (anche lei artista e parte della Rete per un LC) che tanto si impegnano nell'accudimento del sogno. Di volta in volta si sono aggiunti cittadini e associazioni che hanno regalato tempo e competenze. Anche il mondo degli artisti si è mosso per aiutare e quindi abbiamo avuto molti mezzi e supporti, di chi ha dedicato e sta dedicando tempo e speranze. Tra cui le musiche originali (Luca Leggero), montaggio (Chiara Natalini), operatore drone (Cristian Fazzini), aviatore (Carlo Iozzi). A Pietrasanta da febbraio a giugno 2014 si è lavorato alla produzione della scritta, ad una serie di incontri per discutere le modalità di realizzazione della coltivazione e dei contenuti (ambientali e relazionali) che avrebbe veicolato. Oltre alla lunga performance e all'installazione si è realizzato un video attualmente visibile a Squamish (una delle sedi della biennale in Canada) e sul sito della stessa biennale https://vimeo.com/groups/289007/videos/105416319 . Per descrivere il progetto usiamo le parole di uno dei gruppi partecipanti: "Facciamo parte del Progetto "I Have A Dream", per la Biennale di Vancouver, un progetto per l'arte globale, la coltivazione e la pace. Connettendo e creando comunità, tutto intorno al mondo e su un unica scena."

    Ho un sogno

    "Ho un sogno" was made in Pietrasanta, is part of "I Have a Dream", an international project on the art global, growing and peace, presented to the Vancouver Biennale 2014/2016, as a choral video installation . Everything comes from the idea of the artist Indian Shweta Bhattad. From the sky you can see the words "I have a dream" made with vegetable crops in several languages and parts of the world, at different times in the biennium. The artist Tatiana Villani, invited to develop the dream in Italy has chosen to cultivate in Pietrasanta convinced of the importance of combining different realities. She presented the idea to the Rete per un Luogo Comune (that is a net that works to create communities in the area, bringing together associations and citizens) with whom he collaborated, who has embraced the initiative by activating synergies. Within the network several associations and citizens have expressed a willingness to cooperate. The cultivation of the writing was made possible by the use of the land of Mariano Moriconi (factor), and the active participation of Silvina Spravkin, his partner and helper of the family (also an artist and part of the Network for a LC) that much engage in growth of the dream. From time to time were added citizens and organizations who gave time and expertise. Even the world of artists moved to help and so we had a lot of resources and media, and has spent time and hopes. Including the original music (Luca Leggero), assembly (Chiara Natalini), operator drone (Cristian Fazzini), aviator (Carlo Iozzi). In Pietrasanta from February to June 2014 has worked to the production of written, a series of meetings to discuss how to implement the cultivation and content (environmental and relational) that would have channeled. Over the long run performance and installation has made a video that is currently visible in Squamish (one of the venues of the biennial Canada) and on the website of the Biennial. https://vimeo.com/groups/289007/videos/105416319 . To describe the project we use the words of one of the participating groups: "We are part of the project" I Have A Dream ", for the Vancouver Biennale, an art project for the global cultivation and peace. By connecting and creating communities, all around the world and a unique stage.”
  • Metaproject

    Il progetto di Tatiana Villani per Liberspace rappresenta lo spostamento della possibilità di creare nuovi contenuti e mondi, non come opera dell'immaginario dell'artista, ma del passante, che è colui che continuerà a usufruire di questo spazio pubblico. L'artista si offre a una progettazione condivisa e questo trasforma il progetto artistico in metaprogetto. Il Metaprogetto verrà condotto con una modalità insolita, portando in strada la pratica intima e domestica del cucire e ricamare. Durante i vari giorni della performance verranno letteralmente “cuciti addosso” i sogni dei passanti che creeranno la cerniera tra il mondo privato e immaginifico e lo spazio pubblico della galleria da ripensare, riprogettare.

    Metaproject

    Tatiana Villani's Liberspace Project (Zagreb, 2012) stages a displacement: the possibility of creating new contents and new worlds ceases to be the work of the artist's imagination, to become instead the work of the passer-by, which is the one who will go on using the public space in which the performance occurs. The artist makes herself available to a shared planning experience, and this is precisely what transforms the artistic project into a metaproject. The Metaproject will be run by unusual means: that is, by taking out to the street the domestic and intimate practice of private sewing and embroidering. During the several days of the performance the passer-bys' dreams will be literally tailor-made, sewn up onto the dreamers themselves, in order to do up a zip that will connect the passer-by's private images and world of imagination to the public space of the gallery that is due to be rethought and redesigned.
  • Sewing or Sowing

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    Questo progetto si è svolto in una residenza per artisti in India (dicembre 2012 / gennaio 2013) http://sowingseed.wordpress.com/residency/2012-2/ Nella fase preparatoria del progetto ho tentato di creare relazioni e di indagare le pratiche di genere per lo più per mezzo di sessioni di disegno e interviste. Ho iniziato il mio lavoro scegliendo i Patel: una famiglia di persone molto semplici e molto aperte in cui i genitori hanno dato pari opportunità e libertà al figlio e alla figlia (che, per esempio, è libera di studiare e di sposarsi a suo tempo). Successivamente, e con l'aiuto di diverse ragazze nel villaggio, ho ricamato una lunga fascia di tessuto scrivendo in indu la storia famigliare dei Patel. Nella sua forma finale, l'installazione appare come un accumulo, un "grappolo" di oggetti importanti per la famiglia Patel. Questo oggetto denso era composto da effetti significativi e personali di ogni componente della famiglia (ad esempio oggetti per la casa, attrezzi agricoli, materiale scolastico, ecc), tutti legati insieme con il tessuto ricamato che racconta la loro storia. Infine ho scelto di esporre quest'opera all'interno della casa di famiglia, che è stata così trasformata per due giorni in uno spazio pubblico. La condotta emancipata dei Patel e stata presa ad esempio come condotta premiante per gli altri abitanti del piccolo centro rurale.

    Sewing or sowing

    This project took place in a artist-in-residency in India (December 2012 / January 2013) http://sowingseed.wordpress.com/residency/2012-2/ In its preparatory phase this project attempted to create relationships and to investigate gender practices mostly by means of drawing sessions and interviews. I started my work by choosing the Patels: a family of very simple and open people in which the parents gave equal opportunities and freedom to their son and their daughter (who, for example, is free to study and at liberty of getting married at her own time). Subsequently, and with the help of several girls in the village, I undertook the embroidering of the Patels' family description on a long strip of fabric. In its final form, the installation emerged as a "cluster" of objects that was intended as the symbol of the Patel family. This "cluster" was composed of the most distinctive and meaningful personal objects of each component of the family (e.g. household objects, farming tools, student stationery, etc.) all netted together by the family history, as it stood embroidered on the long strip of fabric. As a final step, and for closure, I chose to exhibit this artwork within the family house, which was thus transformed for two days into a public space where the being of the Patel family was displayed and offered to the appreciation of all their fellow-villagers, who, in turn, were thus directed to take special notice of the distinctively emancipated and virtuous behaviour of the Patel family.